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Il governo dell’acqua bene pubblico e gestione privata? Il caso BIM GSP – 20 Gennaio 2012

Relatore Prof. Antonio Massarutto

Laureato in Economia Politica presso l’Università Bocconi, attualmente è Docente di Economia pubblica presso l’Università di Udine e Direttore di ricerca presso lo Iefe – Istituto di economia e politica dell’energia e dell’ambiente dell’Università Bocconi di Milano. La sua attività di ricerca ha come focus principali lo studio delle politiche ambientali e l’organizzazione dei servizi pubblici locali, con particolare riferimento al settore idrico e dei rifiuti, dei quali è uno dei massimi esperti.

Autore di libri divulgativi di economia pubblica, relativi alla gestione servizi pubblici, conferenziere e collaboratore di alcuni tra i principali quotidiani nazionali e de “LaVoce.info”

Opere principali e recenti:

  • L’acqua, il Mulino, 2008;
  • I rifiuti. Come e perché sono diventati un problema, il Mulino 2009;
  • Privati dell’acqua? Il servizio idrico in Italia, Il Mulino, 2011.

Appassionato di sci alpinismo e delle dolomiti Bellunesi

Conferenza – Dibattito:

Il governo dell’acqua

bene pubblico e gestione privata?

il caso BIM GSP

20 gennaio 2012 – Sala De Luca ore 17.30

Oltre i luoghi comuni e le facili ricette – Alcuni spunti per la discussione

A distanza di sette mesi dalla celebrazione dei due referendum sull’acqua i nodi rimangono del tutto irrisolti e, se possibile, aggravati! La cancellazione del decreto Ronchi, che imponeva le gare per la scelta del gestore e la cessione del 40% del pacchetto azionario ai privati e l’abolizione della remunerazione del capitale investito – hanno creato una situazione di stallo. Le Società di gestione pubbliche, private o miste, continuano a vivere gli stessi problemi di prima, con qualche incertezza in più. Si registrano le situazioni più disparate: Acquedotto pugliese (di Vendola) che continua ad applicare alla tariffa la remunerazione del capitale investito, l’ATO di Modena che la congela a “riserva infruttifera”, alla Liguria dove si chiede a gran voce di ridurre le tariffe da subito del 13%, a Belluno, che cancella/congela il Piano degli investimenti in attesa di tempi migliori e scaricando le incombenze sulle future generazioni e l’aumento della tariffa da gennaio 2012 del 5%. Le autorità di controllo (ATO) sono state abolite e la Regione Veneto ha approvato una legge a dicembre scorso, che nella migliore delle ipotesi cambia il nome ai vecchi organismi: da ATO a “Consigli di bacino”, formati dagli stessi sindaci di prima, lo stesso numero di ambiti in Veneto (8+1) con gli stessi confini, si istituisce un organismo regionale di coordinamento dei Consigli di bacino che esprime pareri vincolanti sull’affidamento della gestione a “più gestori.

Sul piano nazionale il “Decreto Salva Italia” del Governo Monti, ha abolito l’organismo nazionale di controllo (il Conviri) trasferendone i poteri (rafforzandoli) all’Autorità per l’energia.

Nel frattempo assistiamo ad un blocco degli investimenti per ammodernare le infrastrutture (acquedotti, fognature, depuratori) la finanza pubblica e priva di risorse per sostenerli, le tariffe (dovranno) crescere, le Società di Gestione pubbliche (come GSP) sono indebitate fino al collo, il conflitto degli interessi e la debolezza della politica paralizza le necessarie e urgenti decisioni, i cittadini assistono indignati e impotenti al rimpallo delle responsabilità.

Un servizio essenziale, “un bene pubblico” come l’acqua richiede uno sforzo di analisi e proposta per uscire da uno schema, che il prof. Massarutto definisce lo “scontro sterile tra i talebani del privato e i mujaheddin del pubblico”, col relativo corollario di certezze assolute e granitiche a difesa delle reciproche tesi.

La Conferenza si propone, attingendo alle migliori esperienze italiane ed europee, di animare un dibattito su quale sia il (vero) interesse pubblico dei cittadini-utenti del servizio idrico, ci domanderemo:

  • Se l’interesse pubblico coincida sempre con la forma pubblica della società di gestione dell’acqua, come sostengono i comitati referendari, i quali propongono di trasformare le Spa in Aziende Speciali pubbliche controllate dai Comuni e “sorvegliate” dai cittadini organizzati.
  • Se la società di diritto privato (ma “pubblica” in quanto controllata al 100% dai Comuni come GSP) perché non ha saputo interpretare il mutamento
  • In quali modi si può pagare l’acqua che consumiamo e quanto “ragionevolmente” deve costare.
  • Chi deve pagare e come si forma nella bolletta il costo dell’acqua.
  • E’ effettivamente la presenza dei “privati” che fa lievitare il costo dell’acqua
  • Con quali risorse, pubbliche o private, si possono realizzare gli ingenti investimenti per garantire la continuità del servizio idrico, le fognature, la depurazione in base agli standard europei
  • A quali condizioni e in che modo i “privati” possono entrare nella gestione dell’acqua
  • Le gare per aggiudicarsi la gestione delle società del servizio idrico integrato, sono un obbligo imposto dall’Europa, possono partecipare solo i privati o anche le imprese pubbliche?
  • La remunerazione del capitale investito (abolita dal referendum, ma non per tutti!) determina una privatizzazione surrettizia delle imprese e spinge in alto le tariffe? Oppure rappresenta il costo del denaro necessario per realizzare gli investimenti.

In controluce, la situazione di BIM GSP SpA

BIM Gestione Servizi Pubblici SPA è una multi utility (Acqua, Gas, Energia) di proprietà di 67 Comuni (esclusi Lamon e Arsiè), dal 2004 gestisce in house il Servizio Idrico Integrato (acquedotto, fognatura, depurazione) per conto di 65 Comuni (escluso Quero, Alano, Vas, S.Nicolò Comelico), inoltre, dal 2003, distribuisce il Gas metano in provincia di Belluno. I dati principali della società sono:

  • 135 mila clienti, famiglie, imprese (molte le situazioni senza misuratori o con pagamenti a forfait)
  • 57 abitanti/Km2 la popolazione servita, contro una media veneta di 248 (domanda debole, dispersione territoriale e costi elevati)
  • 187 dipendenti
  • 36 milioni euro di ricavi delle vendite 2010 di cui idrico 24 milioni (il resto è Gas ed energia) su un valore totale della produzione rispettivamente di 39 e 29 milioni
  • 2 milioni euro il Capitale Sociale 2010, posseduto in quote uguali da 67 Comuni, pari al 11% del Bilancio patrimoniale passivo (contro il 40% delle previsioni Piano ATO, pari a 22,6 milioni di euro ipotizzati, nozze con i fichi secchi)
  • 9 milioni di euro il Patrimonio netto 2010 (contro i 25 milioni del Piano ATO)
  • 25% è il valore aggiunto (basso), come dire che GSP è già “privata” per oltre i 2/3

Crediti GSP

  • 27 milioni di euro nel 2010 (che verosimilmente saliranno a 32 milioni nel 2011) verso clienti per l’errato calcolo dei consumi idrici (credito montante). Il Piano ATO prevedeva 22,2 milioni di m3/anno nel 2004, che salivano a 25,5 nel 2009 e seguenti. In realtà sono stati venduti 17 milioni nel 2004 e 14, 5 milioni nel 2010. E’ come dire che se l’acqua costa 1 euro/m3 mancano all’appello 5 milioni l’anno di entrate. Non è stata fatta la revisione della tariffa per il triennio 2004-2006 e neppure per quello 2007-2010. Solo adesso, con enorme ritardo e dal 2012, si provvede. Questo per grave responsabilità e ritardi delle decisioni del Consiglio di Amministrazione passato e dei Sindaci dei 67 Comuni soci. Il nuovo Consiglio dovrà trovare una soluzione rapidamente, ma non sarà facile “cancellare” 30 milioni di debiti e far riparatire gli investimenti, anche per una azienda pubblica come GSP che più pubblica non si puo!
  • 22,5 milioni euro, verso clienti da fatturazione corrente anno 2010 (credito smontante).
  • 2,1 milioni, nei confronti dei Comuni (soci) per talune funzioni svolte da GSP a loro favore.

Debiti GSP

  • 29,5 milioni, verso i fornitori, cresciti a tutto il 2010, 10 in più dell’anno precedente, ed è altamente probabile che a fine 2011 superino abbondantemente i 30, mentre molte imprese fornitrici sono ormai allo stremo.
  • 47,8 milioni di euro, verso le banche a breve e lungo termine, tendenzialmente in calo per il 2011 visto, che la grave situazione patrimoniale e finanziaria e la paralisi decisionale degli Amministratori della Società e dei Soci (i Sindaci), non dispone favorevolmente il sistema bancario causando il blocco degli investimento.
  • 3,3 milioni, verso i Comuni (soci) per le rate dei mutui pregressi
  • 25% tasso realizzazione degli investimenti del Piano d’Ambito dal 2004 (media nazionale 56%

Dotazioni sistema acquedottistico:

  • 447 numero delle Captazioni
  • 521 numero dei Serbatoi
  • 22 pompaggi per sollevare oltre 4 milioni di m3/anno di acqua
  • 1202 tronchi di adduzioni principali per 1.226 Km, di cui
  • 654 reti di distribuzione (la parte più vicina al rubinetto di casa) per 1.900 Km di lunghezza, di cui il 70% con “anzianità” sopra i 36 anni
  • 66% le perdite idriche, media nazionale 37% (dato ufficiale ma di difficile misurazione)

Dotazioni Sistema fognario:

  • 96 Collettori fognari principali, per una estensione di 181 Km e coprono il 60% dei Comuni
  • 396 Reti fognarie, per una estensione di 1.180 Km
  • 356 Depuratori, di cui l’85% di piccole dimensioni in condizioni di funzionalità e copertura non ottimali.
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Pubblicato da su 4 gennaio 2012 in News

 

Auguri di Buon Natale!

 

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Pubblicato da su 24 dicembre 2011 in News

 

Etica della rappresentanza

In questi giorni il dibattito è fortemente centrato sull’entità ed i contenuti della manovra proposta dal Prof. Monti, che chiede indubbiamente a tutti i cittadini di affrontare nuovi sacrifici. Tra i punti della manovra appare l’altrettanta indubbia esigenza del taglio della spesa pubblica, tra cui le voci di costo relative agli oneri della politica ricoprono un tema di grande attualità.

Il taglio degli enti inutili, l’eliminazione delle province, l’allineamento delle indennità dei membri del parlamento e l’eliminazione dei vitalizzi “facili” sono temi di forte presa sui cittadini. In particolare la rivisitazione delle indennità e dei vitalizzi dei parlamentari unisce trasversalmente l’elettorato da destra a sinistra.

Ricondurre l’abbassamento dei costi dei parlamentari ad essere una soluzione alternativa ai nuovi carichi fiscali non è obiettivamente corretto, ma certamente ciò assumerebbe una forte valenza etica, di “segnale”, nell’intento di ricostruire un rapporto di fiducia tra il cittadino ed il proprio rappresentante.

Ci si dovrebbe aspettare che le recenti vicende nazionali conducano ad un nuova posizione dei cittadini rispetto alla politica, così come dei politici rispetto al proprio ruolo.

Per quanto riguarda i cittadini si è più volte sottolineato in questo blog l’esigenza di un crescente interesse e di una maggior partecipazione “civica”, verificabile nei prossimi mesi e soprattutto alla prossima tornata elettorale.

Per ciò che riguarda i rappresentanti politici non appare ancora evidente la “grande svolta”, chiesta a gran voce, considerate le recenti inchieste giornalistiche e le reazioni ad esse e alle proposte governative che coinvolgono i diritti dei parlamentari.

Rimane pertanto attualissima la necessita di sollecitare ulteriormente tutte le rappresentanze politiche presenti in parlamento a riappropriarsi di un’etica del loro ruolo, in quanto da esse deve necessariamente partire la manovra di ricucitura del rapporto con l’elettore, che deve riappropriarsi della sensazione di vivere nello “stesso mondo” dei propri rappresentanti.

 
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Pubblicato da su 15 dicembre 2011 in News

 

Mai più “cittadini indifferenti”!

Considerazioni che vengono dal passato, attuali più che mai, dovrebbero portare ciascuno di noi a valutare la propria posizione all’interno del periodo storico che stiamo vivendo.

Riproposte anche dalla coppia di comici Luca e Paolo.

“Non possono esistere i solamente uomini, gli estranei alla città. Chi vive veramente non può non essere cittadino, e parteggiare. Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita … L’indifferenza è il peso morto della storia. E’ la palla di piombo per il novatore, è la materia inerte in cui affogano spesso gli entusiasmi più splendenti … Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, il possibile bene che un atto eroico (di valore universale) può generare, non è tanto dovuto all’iniziativa dei pochi che operano, quanto all’indifferenza, all’assenteismo dei molti. Ciò che avviene, non avviene tanto perché alcuni vogliono che avvenga, quanto perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia fare, lascia aggruppare i nodi che poi solo la spada potrà tagliare, lascia promulgare le leggi che poi solo la rivolta farà abrogare, lascia salire al potere gli uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. La fatalità che sembra dominare la storia non è altro appunto che apparenza illusoria di questa indifferenza, di questo assenteismo. Dei fatti maturano nell’ombra, poche mani, non sorvegliate da nessun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa. I destini di un’epoca sono manipolati a seconda delle visioni ristrette, degli scopi immediati, delle ambizioni e passioni personali di piccoli gruppi attivi, e la massa degli uomini ignora, perché non se ne preoccupa. Ma i fatti che hanno maturato vengono a sfociare; ma la tela tessuta nell’ombra arriva a compimento: e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto, del quale rimangono vittima tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. E questo ultimo si irrita, vorrebbe sottrarsi alle conseguenze, vorrebbe apparisse chiaro che egli non ha voluto, che egli non è responsabile. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi anch’io fatto il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, il mio consiglio, sarebbe successo ciò che è successo? Ma nessuno o pochi si fanno una colpa della loro indifferenza, del loro scetticismo, del non aver dato il loro braccio e la loro attività a quei gruppi di cittadini che, appunto per evitare quel tal male, combattevano, di procurare quel tal bene si proponevano …” (Antonio Gramsci, 1917, da “la città Futura”)

 
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Pubblicato da su 13 dicembre 2011 in News

 

Le “crisi” italiane.

La crisi economica in cui versa l’Italia ci pone in una situazione di grande attenzione, rispetto al futuro che ci aspetta, a ciò che dovranno affrontare le nuove generazioni ed alle possibili tensioni sociali che in momenti di particolare difficoltà potrebbero esplodere.

Quella economica purtroppo non è la sola crisi in cui versa l’Italia; ad essa si sovrappone un “crisi politica”, forse ancor più grave e pericolosa, che non si limita a rendere più dirompenti gli effetti derivanti dalla situazione economica. Può invece segnare il nostro destino verso una progressiva ulteriore degenerazione della capacità di reagire agli eventi come “società organizzata”, in cui possano essere valorizzati i principi di “libertà” del singolo, all’interno della “giustizia” sociale.

L’incapacità di porre nuovamente ad alto livello la Politica, intesa secondo la definizione di Giovanni Sartori, come “la sfera delle decisioni collettive sovrane”, elimina ogni possibilità di soluzione delle difficoltà che la nazione è chiamata oggi e in futuro a risolvere.

Il compito di ristabilire la dignità dell’attività politica spetta ad ogni singolo cittadino, ma oggi richiede in primo luogo un forte atto di rinnovamento da parte dei partiti che già occupano lo scenario politico italiano, facendo sì che i cittadini possono effettivamente riconoscersi in essi.

L’abbassamento del conflitto dopo l’insediamento del nuovo governo Monti, esso stesso una dimostrazione di fallimento per la politica, permette di porre maggior attenzione al rapporto tra cittadini, politici e Politica. Alcuni interessanti commenti sono stati esposti da Sandra Bonsanti, da TermometroPolitico, da Mauro Piras.

Forse dovrebbero farci riflettere anche alcune affermazioni “tra le righe” di noti politici (di destra e sinistra), per i quali, sintetizzando: “la fiducia al governo Monti è stato un atto di responsabilità, il mettere gli interessi nazionali davanti agli interessi di partito”.

Ma gli interessi di un partito politico che punti a governare possono non coincidere con gli interessi nazionali?

 
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Pubblicato da su 28 novembre 2011 in News

 

L’Italia è una Repubblica parlamentare?

Un “ironico” articolo pubblicato sul quotidiano on line Lettera 43 può portare a rileggere la Carta Costituzionale, per valutare lo stato delle istituzioni in questi giorni.

La seconda parte della Costituzione Italiana, nella Sezione II del Titolo I tratta della formazione delle leggi e recita testualmente: “La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere. (art. 70) … L’iniziativa delle leggi appartiene al Governo, a ciascun membro delle Camere ed agli organi ed enti ai quali sia conferita da legge costituzionale. (art. 71) …”.

Il governo guidato dal Prof. Monti è entrato nel pieno delle sue facoltà, la bagarre politica dei giorni a cavallo delle dimissioni dell’ex Premier si è spenta ed il parlamento resta in attesa di ricevere le proposte di legge governative.

La Costituzione affida tuttavia al parlamento ed ai suoi singoli componenti un ruolo chiave e non di sola valutazione degli atti governativi.

Se da un lato alcune scelte certamente impopolari ed improrogabili possono essere demandate ad al governo, altre decisioni, di cui l’Italia ha grande necessità, devono rimanere nella sfera di competenza del Parlamento.

In attesa di dover valutare le proposte del governo Monti quali altri temi potrebbero essere discussi all’interno delle due Camere? Forse la domanda non è di così difficile risposta: legge elettorale, riforma “vera” della giustizia, conflitto di interessi, riduzione dei privilegi della politica, … Sono temi che tracceranno la strada che l’Italia vorrà percorrere e le regole che dovrà seguire negli anni futuri, aldilà dei freddi numeri contabili che determinano lo stato della nostra economia.

Confidiamo che le proposte in tali ambiti possano nascere all’interno dei due rami del parlamento, se dovesse essere l’attuale governo ad affrontarle, sarebbe una nuova ed ulteriore sconfitta della capacità politica dei nostri rappresentanti che oggi siedono in parlamento.

 
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Pubblicato da su 27 novembre 2011 in News

 

Finito il Berlusconismo?

Riprendendo l’intervento di Sandra Bonsanti (linkato su questo blog il 10 novembre) ed in particolare una sua frase: Vale dunque la pena di imboccare la strada del governo Monti, per difficile che sia. E bisogna crederci, senza retro pensieri”.

L’attuale situazione politica ed economica dell’Italia arriva da lontano: da un approccio del singolo individuo, tipicamente italico, verso le istituzioni ed i propri obblighi e da un conseguente progressivo decadimento dei ruoli e degli obiettivi che hanno guidato le scelte di vari governi, decadimento che certamente negli ultimi anni ha subito una forte accelerazione.

Alcune posizioni, confermate anche in questi giorni, mostrano come la sicurezza di una svolta sia ancora molto lontana. L’avversione al governo Monti, visto da qualcuno come espressione della lobby dei banchieri, unisce trasversalmente esponenti e gruppi di destra e sinistra.

Berlusconi ha lasciato la guida del governo, forse si allontanerà progressivamente dalla scena politica, ma il berlusconismo non cade automaticamente con il suo abbandono, dovrà essere progressivamente smantellato, eliminando la parte di essa che risiede in ciascuno di noi.

L’ascesa di Berlusconi non è stata conseguenza di un colpo di stato, ma di una libera elezione, in cui la maggior parte degli elettori si sono riconosciuti nel modello da lui proposto. La sua permanenza è stata inoltre favorita dalla dall’incapacità di chi non lo appoggiava nel proporre altri modelli alternativi al suo, in cui i cittadini elettori potessero riconoscersi.

Uno degli aspetti che ci ha condotto alla situazione attuale è forse la tendenza che ci porta, come popolo, o come appartenenti ad uno schieramento, a cercare sempre un colpevole esterno per i mali che ci affliggono, rifiutando l’opzione che possiamo essere noi stessi ad aver causato o favorito ciò che ci colpisce negativamente.

Ora Berlusconi si è dimesso da Premier e pertanto alcuni cominciano a cercare un altro obiettivo a cui poter mirare, a cui poter affibbiare le colpe della crisi, della mancanza non solo di lavoro, ma anche di ideali, comportamenti che certo il berlusconismo ha accentuato, ma che forse risultavano già presenti nelle singole persone.

Ora è il nostro momento, la “società civile” è chiamata, ora più che mai, ad un grosso sforzo di responsabilità personale del singolo individuo, riappropriandosi del proprio ruolo (speriamo aiutato da una nuova legge elettorale) di giudice dell’operato dei propri rappresentanti.

Tale potere potrà essere efficacemente utilizzato solamente attraverso una obiettiva analisi di ciò che ci circonda, dal superamento di posizioni di comodo che ci evitano di dover “pensare” e dalla presa di coscienza che la difesa ad oltranza di piccoli interessi di parte può determinare grandi danni alla collettività.

 
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Pubblicato da su 16 novembre 2011 in News