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Incontro dibattito con Michele Boldrin

volantino

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Pubblicato da su 31 agosto 2012 in News

 

Il Welfare nella morsa della crisi – La scuola di Modena

Il 26 e 27 maggio al via la IV edizione della Scuola di Modena curata dal prof. Paolo Bosi dal titoloIl Welfare nella morsa della crisi”.
Si affronterà lo studio delle caratteristiche evolutive del sistema di welfare del nostro Paese dopo la grande crisi iniziata nel 2007 e che ancora imperversa. La scuola si avvale come sempre di
docenti di prestigio e grande competenza quali, tra gli altri, Massimo Baldini, Tindara Addabbo, Antonella Picchio e lo stesso Paolo Bosi. Particolare attenzione sarà dedicata ai giovani, ai minori e agli immigrati. Le iscrizioni sono aperte!

 
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Pubblicato da su 12 aprile 2012 in News

 

Dipende da noi. Dissociarsi per riconciliarci

Twitter: #dipendedanoi

Primi firmatari:
Sandra Bonsanti, Claudio Magris, Roberto Saviano, Sabina Guzzanti, Salvatore Veca, Valerio Onida, Gad Lerner, Concita De Gregorio, Roberta De Monticelli, Michele Ainis, Aldo Gandolfi, Filippo Di Robilant, Paul Ginsborg, Giunio Luzzatto, Stefano Pareglio, Simona Peverelli, Elisabetta Rubini, Gennaro Sasso

Nell’anno in corso, Libertà e Giustizia festeggerà i suoi dieci anni di vita. Faremo il bilancio del passato. Ma ora è urgente progettare l’avvenire e chiarire i nostri compiti, in continuità con l’impostazione originaria dell’Associazione. Si annunciano tempi nuovi e incerti per il nostro Paese. Speranza e preoccupazione s’intrecciano. Il nostro compito è capire le ragioni dell’una e dell’altra e agire di conseguenza, sapendo che la posta in gioco è alta.

FIRMA QUI

1. Il “governo tecnico” è un segno dei tempi: tempi di debolezza della politica e d’inettitudine dei partiti politici. Tra di loro si deve distinguere ma certo, nell’insieme, in Italia il sistema politico e la sua “classe dirigente” hanno fallito, arretrando di fronte alle loro responsabilità. Il governo che oggi abbiamo è frutto dell’iniziativa del Presidente della Repubblica che ha esercitato una difficile supplenza in stato di necessità. LeG ha salutato con sollievo la svolta, anche perché non si dimentica il timore che le forzature costituzionali accumulate negli anni potessero, nel momento decisivo, fare massa e indurre qualcuno a tentare una forzatura finale.

2. Nello stallo della politica, l’ascesa della tecnica al governo è apparsa l’unica alternativa al disastro finanziario, economico e sociale. La dobbiamo accettare come pharmakon. Ma la medicina che guarisce può diventare il veleno che uccide. Dobbiamo sapere che un governo può essere tecnico nelle premesse, ma non nelle conseguenze delle sue azioni. Il nostro è tecnico-esecutivo per le decisioni rese necessarie dal malgoverno del passato e dalla pressione di eventi maturati altrove, in sedi democraticamente incontrollabili, ma è altamente politico per l’incidenza delle sue misure sulla vita dei cittadini. Dire “tecnico”, significa privare la politica della libertà. LeG, che ha in passato denunciato i pericoli del populismo, cioè della neutralizzazione e dell’occultamento della politica dietro pratiche di seduzione demagogica, non può ignorare che la tecnica esercita anch’essa una forza ideologica che può diventare anti-politica. Allora, quello che inizialmente è farmaco diventa veleno: senza politica, non ci può essere libertà e democrazia; senza democrazia, alla fine ci aspettano soluzioni basate non sul libero consenso ma sull’imposizione.

3. Che si tratti di medicina o di veleno, non sappiamo. Sappiamo invece che dipende da noi. LeG, associazione di cultura politica, ha sempre operato per la difesa della dignità della politica e, proprio per questo, ha denunciato i casi di svilimento, di corruzione e di asservimento a interessi privati, di chiusura corporativa e autodifesa di casta. Oggi, quando la distanza tra i cittadini e i partiti non è mai stata così grande, proprio oggi è urgente un’opera di riconciliazione nazionale con la politica. Forse, il maggiore tradimento perpetrato dalla nostra “classe dirigente” nei confronti della democrazia, è consistito nell’aver reso la politica un’attività non solo non attrattiva ma addirittura repulsiva e di aver respinto nell’apatia soprattutto le generazioni più giovani, proprio quelle dove si trova la riserva potenziale di moralità e impegno politico di cui il nostro stanco Paese ha bisogno.

4. Siamo persuasi che la rifondazione della politica debba partire dalla sua decontaminazione dalla corruzione che, tra tutte le cause, è quella che più ha contribuito a imbrattarne la figura. Ormai, non si fanno più differenze, in una generale chiamata in correità. Gli scandali e le ruberie in un partito si riverberano in colpe di tutti i partiti. La percezione è che nel tempo si sia creato un sistema di connivenze e omertà, rotto occasionalmente solo dall’esterno, dalle inchieste giudiziarie o giornalistiche (da qui, la diffusa insofferenza per l’indipendenza della giustizia e dell’informazione). Questo sistema, prima che con le riforme legislative, può essere incrinato solo dall’interno. La connivenza può rompersi solo con la dissociazione e la denuncia. Le tante persone che, nei partiti e nella pubblica amministrazione avvertono la nobiltà della loro attività, escano allo scoperto, ripuliscano le loro stanze, si rifiutino di avallare, anche solo col silenzio, il degrado della politica. Acquisterebbero meriti e ne sarebbero ricompensati. LeG è convinta che questa sia la premessa e la condizione d’ogni riforma credibile della politica e della grande riconciliazione di cui abbiamo parlato. La legge sui partiti è una necessità di cui si parla da troppo tempo. Oggi, gli scandali quotidiani, l’hanno resa urgente. “Subito la legge ecc.”, si è detto. Ma possiamo crederci, se prima non cambiano coloro che la legge dovrebbero farla?

5. L’anno che ci separa dalle elezioni si annuncia ricco di propositi riformatori delle istituzioni. Non è una novità, ma l’auto-riforma si è dimostrata finora un’auto-illusione. Può essere che sia la volta buona per contrastare la caduta di consenso ed evitare lo “sciopero elettorale” che da diverse parti si minaccia. Ma si vorrebbe sapere con chiarezza che cosa ci viene promesso. Chiusura o apertura? L’alternativa è nelle cose, anzi nelle azioni. Non si può nasconderla con le parole. LeG ritiene di rappresentare un’elementare esigenza democratica, chiedendo di conoscere, in pubblico dibattito, se i contatti e gli accordi preliminari che si vanno stringendo tra partiti mirano a corazzare il sistema politico esistente, chiudendolo su se stesso, oppure se finalmente si avverte l’esigenza di aprirlo alle istanze diffuse dei cittadini, d’ogni ceto e d’ogni orientamento politico; se la “società politica” ritiene di fare a meno della tanto disprezzata “società civile”, oppure se ritiene di dover mettersi in discussione; se pensa che sia legittima la sua pretesa di difendersi dai controlli, oppure se sia disposta alla trasparenza e alla responsabilità; se il governo sia un problema di mera efficienza decisionale, oppure se la questione sia come, che cosa decidere e con quale consenso; se si vuole una democrazia decidente a scapito d’una democrazia partecipativa. Sono tante le domande che, finora, restano senza risposta.

6. Sulla riforma della legge elettorale: quale che sia il meccanismo prescelto, esso non deve essere pensato come strumento dei maggiori partiti e della loro dirigenza per “dividersi le spoglie”. Se c’è una legge nell’interesse primario dei cittadini, non dei politici, questa è proprio la legge elettorale. Finora, tutte le riforme, e forse anche quella in cantiere, hanno in comune l’essere concepite nell’interesse dei partiti che la fanno. LeG chiede che si ragioni di “giustizia elettorale” e non di “interessi elettorali”: si scelga dunque una formula chiara e coerente che metta i cittadini in condizione di controllare com’è utilizzato il loro voto e di entrare in rapporto con i loro rappresentanti, senza interessate distorsioni.

7. La riforma elettorale, anzi le elezioni con la nuova legge elettorale devono precedere ogni altra riforma. Come possiamo accettare che un parlamento tanto screditato qual è quello scaturito dalla legge elettorale attuale possa mettere mano alla Costituzione? I frutti sono il prodotto dell’albero. Nessuna speranza può esserci che i frutti siano buoni se l’albero è malato. In ogni caso, LeG chiede, come elementare esigenza, che le eventuali riforme possano essere sottoposte al controllo del corpo elettorale in un referendum di particolare significato: come difesa d’una democrazia aperta contro i possibili tentativi d’ulteriore involuzione autoreferenziale dell’attuale sistema politico.

8. LeG è un’associazione di cultura politica, ma non un’associazione politica, fiancheggiatrice di questo o quel partito. Essa si rivolge ai cittadini che vorrebbero amare la politica e, per questo, la desiderano più dignitosa e rispettata. Poiché in questo momento la società italiana è ricca di energie che chiedono rinnovamento e desiderano essere rappresentate, l’invito a tutti è a non disperdersi nella sterile protesta e a non dividersi nell’infecondo protagonismo, geloso di se stesso, ma a unire le forze perché il difficile momento che vive il nostro Paese possa essere superato nel segno della democrazia, della libertà e della giustizia.

 
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Pubblicato da su 24 febbraio 2012 in News

 

Conferenza sul tema dell’acqua – 20 gennaio 2012

Una serata piena di spunti interessanti quella proposta dal Circolo Libertà e Giustizia di Belluno il 20 gennaio alle 17.30 in Sala De Luca. Il tema “Il Governo dell’acqua bene pubblico e gestione privata: il caso Bim Gsp” è stato affrontato sotto vari aspetti grazie al relatore ospite della serata. Il Prof. Massarutto, docente di economia pubblica all’Università di Udine ed uno dei massimi esperti in Italia sul tema dell’acqua, ha sfatato miti e leggende proponendo da subito una riflessione: abbiamo fatto i conti senza l’oste.

Senza entrare nel merito del caso della nostra Provincia, il Professore ha evidenziato come il problema della gestione accomuni tutta l’Italia. Nel momento in cui negli anni novanta l’Italia si è accorta di avere dei vincoli di bilancio sulle uscite ha cominciato a tagliare le spese che meno si vedono, ad esempio l’investimento pubblico sull’acqua rimandando alle generazioni future l’onere di trovare le risorse necessarie per rimettere mano alle infrastrutture. Non quindi di acqua bisogna parlare ma di tubi e impianti di depurazione per i quali avremo presto procedure di infrazione dalla Unione Europea per non averli realizzati. Un problema che, secondo il Professore, non è molto diverso dai rifiuti della Campania.

Con la Legge Galli del ’94 si è passati a tariffa un servizio che precedentemente era coperto dalla fiscalità generale. L’attuazione della legge del ’94, dieci anni dopo, ha trovato comunque grandi problematiche perché la legge prevedeva anzitutto l’obbligatorietà della gestione privata e una soluzione generalizzata per tutta l’Italia che decisamente non è stata ottimale. I referendum hanno messo fine a questa rigidità ma il pericolo ora è di restare bloccati e di non affrontare il problema delle infrastrutture da fare e delle risorse da accantonare.

L’acqua, continua il Professore, è un monopolio naturale, dove l’infrastruttura pesa per il 90/95 per cento sul costo. Il valore aggiunto della filiera ha tempi di ritorno di 50-100 anni. Quale privato investirà con dei potenziali ritorni attesi spostati di decenni? Nessuno. E’ un tipico caso in cui la concorrenza non c’è e non ci può essere. Anche la gara d’appalto non è un strumento efficiente per la gestione del’ acqua perché dovrei farne una che copra 40/50 anni al fine di permettere al gestore di fare gli investimenti e questo porterebbe un sacco di potenziali controversie, quante volte si dovrebbe andare a riscrivere i contratti? Se da un lato è stato commesso il grande errore di confondere “l’idraulico” con l’acqua dall’altro lato è stata commessa una faciloneria nel ritenere che ricorrendo alla concorrenza i problemi del settore idrico sarebbero stati risolti.

Quindi, la sostanza non è se l’acqua deve essere privata o pubblica ma quale è il migliore modello per gestirla. La soluzione, per il Prof. Massarutto, è focale sul ruolo del regolatore del sistema: avere un bravo regolatore pubblico che faccia funzionare bene la gestione, pubblica o privata che sia, e non sposare un modello per sempre. Ad esempio, Parigi aveva un gestore privato ed ora è ripassato alla gestione pubblica. La reversibilità dei modelli li fa funzionare bene. Oppure può essere di esempio una metropoli sudamericana dove la città è divisa in 4 zone, 3 con gestione privata ed una pubblica. Perché il confronto fra la gestione pubblica e privata fa sì che entrambe funzionino meglio. Altro esempi da cui trarre ispirazione è l’Olanda dove la depurazione e la distribuzione idrica sono separate.

Quello che dovremmo fare per il futuro? Investire 100 Euro pro-capite annui da qui a per sempre. E per trovare i fondi per le infrastrutture? Esistono nel mondo delle Banche Nazionale dell’acqua, finanziate con fondi rotativi, oppure che rivolgono al mercato per reperire i fondi, con costi più bassi perché hanno un rischio più diluito rispetto alla singola realtà e prestarli alle varie aziende gestrici del servizio. Oppure introducendo una tassa di scopo per finanziarle riducendo i costi di approvvigionamento del capitale. Affidare alla fiscalità generale l’onere di coprire gli investimenti vorrebbe dire invece essere in balìa dei vincoli di bilancio del momento con, da un lato la necessità di chiudere i conti e dall’altro di non aumentare le tasse, con il risultato che gli investimenti sarebbero necessariamente rimandati.

E per la nostra Provincia? Siamo in pochi e se le infrastrutture dovranno essere pagate da noi non ci sarà altra strada che aumentare le tariffe (che sono in Italia fra le più basse d’Europa). L’efficienza della gestione non sarà sufficiente a trovare i fondi per gli investimenti. L’acqua, ma soprattutto la sua depurazione costerà più qui che altrove (per il basso numero di utenti rispetto al territorio) ma a questo riguardo anche dal pubblico arrivano i suggerimenti. Visto che ci costa di più, ma l’acqua è anche una Risorsa della nostra Provincia, sia per l’uso che se ne fa nella produzione di energia elettrica sia per i bacini di bonifica per la pianura, i soggetti politici dovrebbe ridiscutere canoni idrici e quant’altro per trovare i fondi per gli investimenti nelle nostre infrastrutture oltre a essere un buon regolatore pubblico che faccia funzionare bene la gestione dell’acqua pubblica o privata che sia.

Audio con l’intervento di Bepi Pat
Audio con l’intervento del Prof. Massarutto

 
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Pubblicato da su 3 febbraio 2012 in News

 

Conferenza sulla gestione dell’acqua

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Pubblicato da su 14 gennaio 2012 in Eventi, News

 

Il governo dell’acqua bene pubblico e gestione privata? Il caso BIM GSP – 20 Gennaio 2012

Relatore Prof. Antonio Massarutto

Laureato in Economia Politica presso l’Università Bocconi, attualmente è Docente di Economia pubblica presso l’Università di Udine e Direttore di ricerca presso lo Iefe – Istituto di economia e politica dell’energia e dell’ambiente dell’Università Bocconi di Milano. La sua attività di ricerca ha come focus principali lo studio delle politiche ambientali e l’organizzazione dei servizi pubblici locali, con particolare riferimento al settore idrico e dei rifiuti, dei quali è uno dei massimi esperti.

Autore di libri divulgativi di economia pubblica, relativi alla gestione servizi pubblici, conferenziere e collaboratore di alcuni tra i principali quotidiani nazionali e de “LaVoce.info”

Opere principali e recenti:

  • L’acqua, il Mulino, 2008;
  • I rifiuti. Come e perché sono diventati un problema, il Mulino 2009;
  • Privati dell’acqua? Il servizio idrico in Italia, Il Mulino, 2011.

Appassionato di sci alpinismo e delle dolomiti Bellunesi

Conferenza – Dibattito:

Il governo dell’acqua

bene pubblico e gestione privata?

il caso BIM GSP

20 gennaio 2012 – Sala De Luca ore 17.30

Oltre i luoghi comuni e le facili ricette – Alcuni spunti per la discussione

A distanza di sette mesi dalla celebrazione dei due referendum sull’acqua i nodi rimangono del tutto irrisolti e, se possibile, aggravati! La cancellazione del decreto Ronchi, che imponeva le gare per la scelta del gestore e la cessione del 40% del pacchetto azionario ai privati e l’abolizione della remunerazione del capitale investito – hanno creato una situazione di stallo. Le Società di gestione pubbliche, private o miste, continuano a vivere gli stessi problemi di prima, con qualche incertezza in più. Si registrano le situazioni più disparate: Acquedotto pugliese (di Vendola) che continua ad applicare alla tariffa la remunerazione del capitale investito, l’ATO di Modena che la congela a “riserva infruttifera”, alla Liguria dove si chiede a gran voce di ridurre le tariffe da subito del 13%, a Belluno, che cancella/congela il Piano degli investimenti in attesa di tempi migliori e scaricando le incombenze sulle future generazioni e l’aumento della tariffa da gennaio 2012 del 5%. Le autorità di controllo (ATO) sono state abolite e la Regione Veneto ha approvato una legge a dicembre scorso, che nella migliore delle ipotesi cambia il nome ai vecchi organismi: da ATO a “Consigli di bacino”, formati dagli stessi sindaci di prima, lo stesso numero di ambiti in Veneto (8+1) con gli stessi confini, si istituisce un organismo regionale di coordinamento dei Consigli di bacino che esprime pareri vincolanti sull’affidamento della gestione a “più gestori.

Sul piano nazionale il “Decreto Salva Italia” del Governo Monti, ha abolito l’organismo nazionale di controllo (il Conviri) trasferendone i poteri (rafforzandoli) all’Autorità per l’energia.

Nel frattempo assistiamo ad un blocco degli investimenti per ammodernare le infrastrutture (acquedotti, fognature, depuratori) la finanza pubblica e priva di risorse per sostenerli, le tariffe (dovranno) crescere, le Società di Gestione pubbliche (come GSP) sono indebitate fino al collo, il conflitto degli interessi e la debolezza della politica paralizza le necessarie e urgenti decisioni, i cittadini assistono indignati e impotenti al rimpallo delle responsabilità.

Un servizio essenziale, “un bene pubblico” come l’acqua richiede uno sforzo di analisi e proposta per uscire da uno schema, che il prof. Massarutto definisce lo “scontro sterile tra i talebani del privato e i mujaheddin del pubblico”, col relativo corollario di certezze assolute e granitiche a difesa delle reciproche tesi.

La Conferenza si propone, attingendo alle migliori esperienze italiane ed europee, di animare un dibattito su quale sia il (vero) interesse pubblico dei cittadini-utenti del servizio idrico, ci domanderemo:

  • Se l’interesse pubblico coincida sempre con la forma pubblica della società di gestione dell’acqua, come sostengono i comitati referendari, i quali propongono di trasformare le Spa in Aziende Speciali pubbliche controllate dai Comuni e “sorvegliate” dai cittadini organizzati.
  • Se la società di diritto privato (ma “pubblica” in quanto controllata al 100% dai Comuni come GSP) perché non ha saputo interpretare il mutamento
  • In quali modi si può pagare l’acqua che consumiamo e quanto “ragionevolmente” deve costare.
  • Chi deve pagare e come si forma nella bolletta il costo dell’acqua.
  • E’ effettivamente la presenza dei “privati” che fa lievitare il costo dell’acqua
  • Con quali risorse, pubbliche o private, si possono realizzare gli ingenti investimenti per garantire la continuità del servizio idrico, le fognature, la depurazione in base agli standard europei
  • A quali condizioni e in che modo i “privati” possono entrare nella gestione dell’acqua
  • Le gare per aggiudicarsi la gestione delle società del servizio idrico integrato, sono un obbligo imposto dall’Europa, possono partecipare solo i privati o anche le imprese pubbliche?
  • La remunerazione del capitale investito (abolita dal referendum, ma non per tutti!) determina una privatizzazione surrettizia delle imprese e spinge in alto le tariffe? Oppure rappresenta il costo del denaro necessario per realizzare gli investimenti.

In controluce, la situazione di BIM GSP SpA

BIM Gestione Servizi Pubblici SPA è una multi utility (Acqua, Gas, Energia) di proprietà di 67 Comuni (esclusi Lamon e Arsiè), dal 2004 gestisce in house il Servizio Idrico Integrato (acquedotto, fognatura, depurazione) per conto di 65 Comuni (escluso Quero, Alano, Vas, S.Nicolò Comelico), inoltre, dal 2003, distribuisce il Gas metano in provincia di Belluno. I dati principali della società sono:

  • 135 mila clienti, famiglie, imprese (molte le situazioni senza misuratori o con pagamenti a forfait)
  • 57 abitanti/Km2 la popolazione servita, contro una media veneta di 248 (domanda debole, dispersione territoriale e costi elevati)
  • 187 dipendenti
  • 36 milioni euro di ricavi delle vendite 2010 di cui idrico 24 milioni (il resto è Gas ed energia) su un valore totale della produzione rispettivamente di 39 e 29 milioni
  • 2 milioni euro il Capitale Sociale 2010, posseduto in quote uguali da 67 Comuni, pari al 11% del Bilancio patrimoniale passivo (contro il 40% delle previsioni Piano ATO, pari a 22,6 milioni di euro ipotizzati, nozze con i fichi secchi)
  • 9 milioni di euro il Patrimonio netto 2010 (contro i 25 milioni del Piano ATO)
  • 25% è il valore aggiunto (basso), come dire che GSP è già “privata” per oltre i 2/3

Crediti GSP

  • 27 milioni di euro nel 2010 (che verosimilmente saliranno a 32 milioni nel 2011) verso clienti per l’errato calcolo dei consumi idrici (credito montante). Il Piano ATO prevedeva 22,2 milioni di m3/anno nel 2004, che salivano a 25,5 nel 2009 e seguenti. In realtà sono stati venduti 17 milioni nel 2004 e 14, 5 milioni nel 2010. E’ come dire che se l’acqua costa 1 euro/m3 mancano all’appello 5 milioni l’anno di entrate. Non è stata fatta la revisione della tariffa per il triennio 2004-2006 e neppure per quello 2007-2010. Solo adesso, con enorme ritardo e dal 2012, si provvede. Questo per grave responsabilità e ritardi delle decisioni del Consiglio di Amministrazione passato e dei Sindaci dei 67 Comuni soci. Il nuovo Consiglio dovrà trovare una soluzione rapidamente, ma non sarà facile “cancellare” 30 milioni di debiti e far riparatire gli investimenti, anche per una azienda pubblica come GSP che più pubblica non si puo!
  • 22,5 milioni euro, verso clienti da fatturazione corrente anno 2010 (credito smontante).
  • 2,1 milioni, nei confronti dei Comuni (soci) per talune funzioni svolte da GSP a loro favore.

Debiti GSP

  • 29,5 milioni, verso i fornitori, cresciti a tutto il 2010, 10 in più dell’anno precedente, ed è altamente probabile che a fine 2011 superino abbondantemente i 30, mentre molte imprese fornitrici sono ormai allo stremo.
  • 47,8 milioni di euro, verso le banche a breve e lungo termine, tendenzialmente in calo per il 2011 visto, che la grave situazione patrimoniale e finanziaria e la paralisi decisionale degli Amministratori della Società e dei Soci (i Sindaci), non dispone favorevolmente il sistema bancario causando il blocco degli investimento.
  • 3,3 milioni, verso i Comuni (soci) per le rate dei mutui pregressi
  • 25% tasso realizzazione degli investimenti del Piano d’Ambito dal 2004 (media nazionale 56%

Dotazioni sistema acquedottistico:

  • 447 numero delle Captazioni
  • 521 numero dei Serbatoi
  • 22 pompaggi per sollevare oltre 4 milioni di m3/anno di acqua
  • 1202 tronchi di adduzioni principali per 1.226 Km, di cui
  • 654 reti di distribuzione (la parte più vicina al rubinetto di casa) per 1.900 Km di lunghezza, di cui il 70% con “anzianità” sopra i 36 anni
  • 66% le perdite idriche, media nazionale 37% (dato ufficiale ma di difficile misurazione)

Dotazioni Sistema fognario:

  • 96 Collettori fognari principali, per una estensione di 181 Km e coprono il 60% dei Comuni
  • 396 Reti fognarie, per una estensione di 1.180 Km
  • 356 Depuratori, di cui l’85% di piccole dimensioni in condizioni di funzionalità e copertura non ottimali.
 
3 commenti

Pubblicato da su 4 gennaio 2012 in News

 

Auguri di Buon Natale!

 

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Pubblicato da su 24 dicembre 2011 in News