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Conferenza sul tema dell’acqua – 20 gennaio 2012

03 Feb

Una serata piena di spunti interessanti quella proposta dal Circolo Libertà e Giustizia di Belluno il 20 gennaio alle 17.30 in Sala De Luca. Il tema “Il Governo dell’acqua bene pubblico e gestione privata: il caso Bim Gsp” è stato affrontato sotto vari aspetti grazie al relatore ospite della serata. Il Prof. Massarutto, docente di economia pubblica all’Università di Udine ed uno dei massimi esperti in Italia sul tema dell’acqua, ha sfatato miti e leggende proponendo da subito una riflessione: abbiamo fatto i conti senza l’oste.

Senza entrare nel merito del caso della nostra Provincia, il Professore ha evidenziato come il problema della gestione accomuni tutta l’Italia. Nel momento in cui negli anni novanta l’Italia si è accorta di avere dei vincoli di bilancio sulle uscite ha cominciato a tagliare le spese che meno si vedono, ad esempio l’investimento pubblico sull’acqua rimandando alle generazioni future l’onere di trovare le risorse necessarie per rimettere mano alle infrastrutture. Non quindi di acqua bisogna parlare ma di tubi e impianti di depurazione per i quali avremo presto procedure di infrazione dalla Unione Europea per non averli realizzati. Un problema che, secondo il Professore, non è molto diverso dai rifiuti della Campania.

Con la Legge Galli del ’94 si è passati a tariffa un servizio che precedentemente era coperto dalla fiscalità generale. L’attuazione della legge del ’94, dieci anni dopo, ha trovato comunque grandi problematiche perché la legge prevedeva anzitutto l’obbligatorietà della gestione privata e una soluzione generalizzata per tutta l’Italia che decisamente non è stata ottimale. I referendum hanno messo fine a questa rigidità ma il pericolo ora è di restare bloccati e di non affrontare il problema delle infrastrutture da fare e delle risorse da accantonare.

L’acqua, continua il Professore, è un monopolio naturale, dove l’infrastruttura pesa per il 90/95 per cento sul costo. Il valore aggiunto della filiera ha tempi di ritorno di 50-100 anni. Quale privato investirà con dei potenziali ritorni attesi spostati di decenni? Nessuno. E’ un tipico caso in cui la concorrenza non c’è e non ci può essere. Anche la gara d’appalto non è un strumento efficiente per la gestione del’ acqua perché dovrei farne una che copra 40/50 anni al fine di permettere al gestore di fare gli investimenti e questo porterebbe un sacco di potenziali controversie, quante volte si dovrebbe andare a riscrivere i contratti? Se da un lato è stato commesso il grande errore di confondere “l’idraulico” con l’acqua dall’altro lato è stata commessa una faciloneria nel ritenere che ricorrendo alla concorrenza i problemi del settore idrico sarebbero stati risolti.

Quindi, la sostanza non è se l’acqua deve essere privata o pubblica ma quale è il migliore modello per gestirla. La soluzione, per il Prof. Massarutto, è focale sul ruolo del regolatore del sistema: avere un bravo regolatore pubblico che faccia funzionare bene la gestione, pubblica o privata che sia, e non sposare un modello per sempre. Ad esempio, Parigi aveva un gestore privato ed ora è ripassato alla gestione pubblica. La reversibilità dei modelli li fa funzionare bene. Oppure può essere di esempio una metropoli sudamericana dove la città è divisa in 4 zone, 3 con gestione privata ed una pubblica. Perché il confronto fra la gestione pubblica e privata fa sì che entrambe funzionino meglio. Altro esempi da cui trarre ispirazione è l’Olanda dove la depurazione e la distribuzione idrica sono separate.

Quello che dovremmo fare per il futuro? Investire 100 Euro pro-capite annui da qui a per sempre. E per trovare i fondi per le infrastrutture? Esistono nel mondo delle Banche Nazionale dell’acqua, finanziate con fondi rotativi, oppure che rivolgono al mercato per reperire i fondi, con costi più bassi perché hanno un rischio più diluito rispetto alla singola realtà e prestarli alle varie aziende gestrici del servizio. Oppure introducendo una tassa di scopo per finanziarle riducendo i costi di approvvigionamento del capitale. Affidare alla fiscalità generale l’onere di coprire gli investimenti vorrebbe dire invece essere in balìa dei vincoli di bilancio del momento con, da un lato la necessità di chiudere i conti e dall’altro di non aumentare le tasse, con il risultato che gli investimenti sarebbero necessariamente rimandati.

E per la nostra Provincia? Siamo in pochi e se le infrastrutture dovranno essere pagate da noi non ci sarà altra strada che aumentare le tariffe (che sono in Italia fra le più basse d’Europa). L’efficienza della gestione non sarà sufficiente a trovare i fondi per gli investimenti. L’acqua, ma soprattutto la sua depurazione costerà più qui che altrove (per il basso numero di utenti rispetto al territorio) ma a questo riguardo anche dal pubblico arrivano i suggerimenti. Visto che ci costa di più, ma l’acqua è anche una Risorsa della nostra Provincia, sia per l’uso che se ne fa nella produzione di energia elettrica sia per i bacini di bonifica per la pianura, i soggetti politici dovrebbe ridiscutere canoni idrici e quant’altro per trovare i fondi per gli investimenti nelle nostre infrastrutture oltre a essere un buon regolatore pubblico che faccia funzionare bene la gestione dell’acqua pubblica o privata che sia.

Audio con l’intervento di Bepi Pat
Audio con l’intervento del Prof. Massarutto

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Pubblicato da su 3 febbraio 2012 in News

 

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