RSS

Commenti all’incontro

Alleghiamo due contributi pervenuti tramite e-mail dai presenti all’incontro del 31 agosto organizzato dal circolo LeG di Belluno: “Economia locale e globalizzazione, Politiche fiscali e welfare Europa ed Euro del Governo Monti”.

Dal sig. T. Zangrando

“Gentili Signore e Signori, Non ero al corrente dell’esistenza della Vs. benemerita Associazione e vorrei felicitarmi per essere riusciti a far venire a Feltre un personaggio di rilievo come il Prof. Boldrin, che conoscevo ed apprezzo molto per i suoi brillanti e convincenti interventi ad alcune trasmissioni televisive italiane. Purtroppo la conferenza di Feltre del Professore mi è sembrata non del tutto all’altezza, forse anche perché, chiamato da una telefonata urgente, me ne son dovuto andare (e mi scuso) un po’ prima della fine. All’uscita dalla Sala degli Stemmi ho comunque lasciato il mio piccolo obolo e gradirei essere informato delle Vs. attività di discussione dei temi di attualità socio-politica al di fuori degli schemi ideologici di partito. …“

Dal sig. A.De Porti

“Ho ascoltato, anche intervenendo, quanto ha detto il noto docente universitario, Prof. Michele Boldrin, in una sala molto gremita, quella “Degli Stemmi” a Feltre.

Al di là delle interessanti argomentazioni che, secondo una mia personale impressione, mi sono sembrate quelle di un bravo docente universitario nel mentre parla ai suoi allievi, mi par di poter controbattere, se vuoi anche in parte, che oggi come oggi, l’innovazione non sempre è sinonimo di crescita, ma spesso di escamotage economici per vendere (la spiegazione da darsi in questa sede sarebbe lunga e complessa).
Detto illustre professore, attraverso alcune diapositive nonché verbalmente, sciorinava dati ormai superati in termini temporali, ma anche e soprattutto con riferimento allo stato attuale delle cose: l’ultimo dato recente, che ho visto, salvo errore, era del 2008… ante crisi attuale.

Partendo infatti dall’osservazione oggettiva che, in questo ultimo mezzo secolo, c’è stato un progresso del tutto incomparabile con i due secoli trascorsi, io penso – come del resto ho detto forse non con totale approvazione dell’oratore – che in questi ultimi anni, chiamati impropriamente era post-moderna, sia difficile solo immaginare che possa esserci oggettiva innovazione finalizzata alla crescita economica, del PIL insomma, quando il progresso sembra essere giunto al top, specie nel mondo dell’informatica, della telefonia, realtà che hanno in pratica unito il mondo in tempo reale.

Oggi, rimane poco da innovare, a meno che, non si voglia tentare una modificazione degli stessi nostri bioritmi naturali. Ovviamente, il mio è un concetto da valutare in chiave estensiva da traslare in tutti i contesti della vita sociale e quindi da non vagliare in una ristretta visione socio-scientifica come, almeno così mi è parso di capire, è emerso dal tenore dell’intervento del Prof. Boldrin, persona che stimo molto, anche come mio paesano.
L’innovazione di oggi, posto che ci sia, e ben venga se ci sarà, ha una qualche difficoltà a materializzarsi in termini reali, e cioè nella sua vera accezione, in quanto sembra essere mancato l’oggetto dell’innovare e quindi della crescita, per motivi riconducibili ad un momento storico in cui abbiamo quasi tutto. Se poi per innovare si deve intendere modificare l’esistente, allora siamo molto lontani dalla realtà che, nel caso di specie, si trasforma in una crescita fasulla-temporanea : innovazione infatti esiste solo quando non c’è business nella crescita, ma solo progresso.

Riassumendo, il PIL non può crescere modificando qualcosa dell’esistente e, malgrado la pessima considerazione che ha il Prof. Boldrin del mercato, pur essendo anch’io assolutamente convinto, come il Prof. Boldrin, che non si debba assolutamente accantonare l’idea dell’innovazione (ci vorrebbe altro !) io penso che, in questa congiuntura, si dovrebbe guardare ai mercati dell’intero pianeta, nella consapevolezza assoluta che le merci prodotte dall’intero sistema economico attualmente esistente, non basterebbero per far fronte alle oggettive necessità dei paesi poveri ed in via di sviluppo. Ecco la crescita! Per i pagamenti? Il sistema bancario mondiale!

In questo particolare momento di paralisi economica io non vedo altra via d’uscita se non quella correlata al mercato, ovviamente, come detto più volte, dando il benvenuto a qualsiasi tipo di innovazione. Ma se aspettiamo l’innovazione per crescere, finiremo invece per regredire ancora di più.

Cosa ci aspettiamo ancora ? Che le macchine vadano ad acqua e che si guarisca il cancro…? “

 
Lascia un commento

Pubblicato da su 19 ottobre 2012 in Eventi

 

Grazie ai partecipanti

Con molto ritardo pubblichiamo le immagini dell’incontro con il prof. Michele Boldrin, organizzato dal circolo LeG di Belluno il 31 agosto nella Sala degli Stemmi a Feltre, dal titolo “Economia locale e globalizzazione, Politiche fiscali e welfare, Europa ed Euro del Governo Monti”.

Un ringraziamento a tutti i partecipanti.

Ci stiamo organizzando per rendere disponibili quanto prima gli estratti dell’incontro in streaming, per chi non ha potuto partecipare dal vivo. Vi invitiamo a contribuire con commenti attraverso il nostro blog.

Questo slideshow richiede JavaScript.

 
Lascia un commento

Pubblicato da su 18 ottobre 2012 in Eventi

 

Tag: , , , ,

Incontro dibattito con Michele Boldrin

volantino

 
Lascia un commento

Pubblicato da su 31 agosto 2012 in News

 

Il Welfare nella morsa della crisi – La scuola di Modena

Il 26 e 27 maggio al via la IV edizione della Scuola di Modena curata dal prof. Paolo Bosi dal titoloIl Welfare nella morsa della crisi”.
Si affronterà lo studio delle caratteristiche evolutive del sistema di welfare del nostro Paese dopo la grande crisi iniziata nel 2007 e che ancora imperversa. La scuola si avvale come sempre di
docenti di prestigio e grande competenza quali, tra gli altri, Massimo Baldini, Tindara Addabbo, Antonella Picchio e lo stesso Paolo Bosi. Particolare attenzione sarà dedicata ai giovani, ai minori e agli immigrati. Le iscrizioni sono aperte!

 
Lascia un commento

Pubblicato da su 12 aprile 2012 in News

 

Dipende da noi. Dissociarsi per riconciliarci

Twitter: #dipendedanoi

Primi firmatari:
Sandra Bonsanti, Claudio Magris, Roberto Saviano, Sabina Guzzanti, Salvatore Veca, Valerio Onida, Gad Lerner, Concita De Gregorio, Roberta De Monticelli, Michele Ainis, Aldo Gandolfi, Filippo Di Robilant, Paul Ginsborg, Giunio Luzzatto, Stefano Pareglio, Simona Peverelli, Elisabetta Rubini, Gennaro Sasso

Nell’anno in corso, Libertà e Giustizia festeggerà i suoi dieci anni di vita. Faremo il bilancio del passato. Ma ora è urgente progettare l’avvenire e chiarire i nostri compiti, in continuità con l’impostazione originaria dell’Associazione. Si annunciano tempi nuovi e incerti per il nostro Paese. Speranza e preoccupazione s’intrecciano. Il nostro compito è capire le ragioni dell’una e dell’altra e agire di conseguenza, sapendo che la posta in gioco è alta.

FIRMA QUI

1. Il “governo tecnico” è un segno dei tempi: tempi di debolezza della politica e d’inettitudine dei partiti politici. Tra di loro si deve distinguere ma certo, nell’insieme, in Italia il sistema politico e la sua “classe dirigente” hanno fallito, arretrando di fronte alle loro responsabilità. Il governo che oggi abbiamo è frutto dell’iniziativa del Presidente della Repubblica che ha esercitato una difficile supplenza in stato di necessità. LeG ha salutato con sollievo la svolta, anche perché non si dimentica il timore che le forzature costituzionali accumulate negli anni potessero, nel momento decisivo, fare massa e indurre qualcuno a tentare una forzatura finale.

2. Nello stallo della politica, l’ascesa della tecnica al governo è apparsa l’unica alternativa al disastro finanziario, economico e sociale. La dobbiamo accettare come pharmakon. Ma la medicina che guarisce può diventare il veleno che uccide. Dobbiamo sapere che un governo può essere tecnico nelle premesse, ma non nelle conseguenze delle sue azioni. Il nostro è tecnico-esecutivo per le decisioni rese necessarie dal malgoverno del passato e dalla pressione di eventi maturati altrove, in sedi democraticamente incontrollabili, ma è altamente politico per l’incidenza delle sue misure sulla vita dei cittadini. Dire “tecnico”, significa privare la politica della libertà. LeG, che ha in passato denunciato i pericoli del populismo, cioè della neutralizzazione e dell’occultamento della politica dietro pratiche di seduzione demagogica, non può ignorare che la tecnica esercita anch’essa una forza ideologica che può diventare anti-politica. Allora, quello che inizialmente è farmaco diventa veleno: senza politica, non ci può essere libertà e democrazia; senza democrazia, alla fine ci aspettano soluzioni basate non sul libero consenso ma sull’imposizione.

3. Che si tratti di medicina o di veleno, non sappiamo. Sappiamo invece che dipende da noi. LeG, associazione di cultura politica, ha sempre operato per la difesa della dignità della politica e, proprio per questo, ha denunciato i casi di svilimento, di corruzione e di asservimento a interessi privati, di chiusura corporativa e autodifesa di casta. Oggi, quando la distanza tra i cittadini e i partiti non è mai stata così grande, proprio oggi è urgente un’opera di riconciliazione nazionale con la politica. Forse, il maggiore tradimento perpetrato dalla nostra “classe dirigente” nei confronti della democrazia, è consistito nell’aver reso la politica un’attività non solo non attrattiva ma addirittura repulsiva e di aver respinto nell’apatia soprattutto le generazioni più giovani, proprio quelle dove si trova la riserva potenziale di moralità e impegno politico di cui il nostro stanco Paese ha bisogno.

4. Siamo persuasi che la rifondazione della politica debba partire dalla sua decontaminazione dalla corruzione che, tra tutte le cause, è quella che più ha contribuito a imbrattarne la figura. Ormai, non si fanno più differenze, in una generale chiamata in correità. Gli scandali e le ruberie in un partito si riverberano in colpe di tutti i partiti. La percezione è che nel tempo si sia creato un sistema di connivenze e omertà, rotto occasionalmente solo dall’esterno, dalle inchieste giudiziarie o giornalistiche (da qui, la diffusa insofferenza per l’indipendenza della giustizia e dell’informazione). Questo sistema, prima che con le riforme legislative, può essere incrinato solo dall’interno. La connivenza può rompersi solo con la dissociazione e la denuncia. Le tante persone che, nei partiti e nella pubblica amministrazione avvertono la nobiltà della loro attività, escano allo scoperto, ripuliscano le loro stanze, si rifiutino di avallare, anche solo col silenzio, il degrado della politica. Acquisterebbero meriti e ne sarebbero ricompensati. LeG è convinta che questa sia la premessa e la condizione d’ogni riforma credibile della politica e della grande riconciliazione di cui abbiamo parlato. La legge sui partiti è una necessità di cui si parla da troppo tempo. Oggi, gli scandali quotidiani, l’hanno resa urgente. “Subito la legge ecc.”, si è detto. Ma possiamo crederci, se prima non cambiano coloro che la legge dovrebbero farla?

5. L’anno che ci separa dalle elezioni si annuncia ricco di propositi riformatori delle istituzioni. Non è una novità, ma l’auto-riforma si è dimostrata finora un’auto-illusione. Può essere che sia la volta buona per contrastare la caduta di consenso ed evitare lo “sciopero elettorale” che da diverse parti si minaccia. Ma si vorrebbe sapere con chiarezza che cosa ci viene promesso. Chiusura o apertura? L’alternativa è nelle cose, anzi nelle azioni. Non si può nasconderla con le parole. LeG ritiene di rappresentare un’elementare esigenza democratica, chiedendo di conoscere, in pubblico dibattito, se i contatti e gli accordi preliminari che si vanno stringendo tra partiti mirano a corazzare il sistema politico esistente, chiudendolo su se stesso, oppure se finalmente si avverte l’esigenza di aprirlo alle istanze diffuse dei cittadini, d’ogni ceto e d’ogni orientamento politico; se la “società politica” ritiene di fare a meno della tanto disprezzata “società civile”, oppure se ritiene di dover mettersi in discussione; se pensa che sia legittima la sua pretesa di difendersi dai controlli, oppure se sia disposta alla trasparenza e alla responsabilità; se il governo sia un problema di mera efficienza decisionale, oppure se la questione sia come, che cosa decidere e con quale consenso; se si vuole una democrazia decidente a scapito d’una democrazia partecipativa. Sono tante le domande che, finora, restano senza risposta.

6. Sulla riforma della legge elettorale: quale che sia il meccanismo prescelto, esso non deve essere pensato come strumento dei maggiori partiti e della loro dirigenza per “dividersi le spoglie”. Se c’è una legge nell’interesse primario dei cittadini, non dei politici, questa è proprio la legge elettorale. Finora, tutte le riforme, e forse anche quella in cantiere, hanno in comune l’essere concepite nell’interesse dei partiti che la fanno. LeG chiede che si ragioni di “giustizia elettorale” e non di “interessi elettorali”: si scelga dunque una formula chiara e coerente che metta i cittadini in condizione di controllare com’è utilizzato il loro voto e di entrare in rapporto con i loro rappresentanti, senza interessate distorsioni.

7. La riforma elettorale, anzi le elezioni con la nuova legge elettorale devono precedere ogni altra riforma. Come possiamo accettare che un parlamento tanto screditato qual è quello scaturito dalla legge elettorale attuale possa mettere mano alla Costituzione? I frutti sono il prodotto dell’albero. Nessuna speranza può esserci che i frutti siano buoni se l’albero è malato. In ogni caso, LeG chiede, come elementare esigenza, che le eventuali riforme possano essere sottoposte al controllo del corpo elettorale in un referendum di particolare significato: come difesa d’una democrazia aperta contro i possibili tentativi d’ulteriore involuzione autoreferenziale dell’attuale sistema politico.

8. LeG è un’associazione di cultura politica, ma non un’associazione politica, fiancheggiatrice di questo o quel partito. Essa si rivolge ai cittadini che vorrebbero amare la politica e, per questo, la desiderano più dignitosa e rispettata. Poiché in questo momento la società italiana è ricca di energie che chiedono rinnovamento e desiderano essere rappresentate, l’invito a tutti è a non disperdersi nella sterile protesta e a non dividersi nell’infecondo protagonismo, geloso di se stesso, ma a unire le forze perché il difficile momento che vive il nostro Paese possa essere superato nel segno della democrazia, della libertà e della giustizia.

 
Lascia un commento

Pubblicato da su 24 febbraio 2012 in News

 

Conferenza sul tema dell’acqua – 20 gennaio 2012

Una serata piena di spunti interessanti quella proposta dal Circolo Libertà e Giustizia di Belluno il 20 gennaio alle 17.30 in Sala De Luca. Il tema “Il Governo dell’acqua bene pubblico e gestione privata: il caso Bim Gsp” è stato affrontato sotto vari aspetti grazie al relatore ospite della serata. Il Prof. Massarutto, docente di economia pubblica all’Università di Udine ed uno dei massimi esperti in Italia sul tema dell’acqua, ha sfatato miti e leggende proponendo da subito una riflessione: abbiamo fatto i conti senza l’oste.

Senza entrare nel merito del caso della nostra Provincia, il Professore ha evidenziato come il problema della gestione accomuni tutta l’Italia. Nel momento in cui negli anni novanta l’Italia si è accorta di avere dei vincoli di bilancio sulle uscite ha cominciato a tagliare le spese che meno si vedono, ad esempio l’investimento pubblico sull’acqua rimandando alle generazioni future l’onere di trovare le risorse necessarie per rimettere mano alle infrastrutture. Non quindi di acqua bisogna parlare ma di tubi e impianti di depurazione per i quali avremo presto procedure di infrazione dalla Unione Europea per non averli realizzati. Un problema che, secondo il Professore, non è molto diverso dai rifiuti della Campania.

Con la Legge Galli del ’94 si è passati a tariffa un servizio che precedentemente era coperto dalla fiscalità generale. L’attuazione della legge del ’94, dieci anni dopo, ha trovato comunque grandi problematiche perché la legge prevedeva anzitutto l’obbligatorietà della gestione privata e una soluzione generalizzata per tutta l’Italia che decisamente non è stata ottimale. I referendum hanno messo fine a questa rigidità ma il pericolo ora è di restare bloccati e di non affrontare il problema delle infrastrutture da fare e delle risorse da accantonare.

L’acqua, continua il Professore, è un monopolio naturale, dove l’infrastruttura pesa per il 90/95 per cento sul costo. Il valore aggiunto della filiera ha tempi di ritorno di 50-100 anni. Quale privato investirà con dei potenziali ritorni attesi spostati di decenni? Nessuno. E’ un tipico caso in cui la concorrenza non c’è e non ci può essere. Anche la gara d’appalto non è un strumento efficiente per la gestione del’ acqua perché dovrei farne una che copra 40/50 anni al fine di permettere al gestore di fare gli investimenti e questo porterebbe un sacco di potenziali controversie, quante volte si dovrebbe andare a riscrivere i contratti? Se da un lato è stato commesso il grande errore di confondere “l’idraulico” con l’acqua dall’altro lato è stata commessa una faciloneria nel ritenere che ricorrendo alla concorrenza i problemi del settore idrico sarebbero stati risolti.

Quindi, la sostanza non è se l’acqua deve essere privata o pubblica ma quale è il migliore modello per gestirla. La soluzione, per il Prof. Massarutto, è focale sul ruolo del regolatore del sistema: avere un bravo regolatore pubblico che faccia funzionare bene la gestione, pubblica o privata che sia, e non sposare un modello per sempre. Ad esempio, Parigi aveva un gestore privato ed ora è ripassato alla gestione pubblica. La reversibilità dei modelli li fa funzionare bene. Oppure può essere di esempio una metropoli sudamericana dove la città è divisa in 4 zone, 3 con gestione privata ed una pubblica. Perché il confronto fra la gestione pubblica e privata fa sì che entrambe funzionino meglio. Altro esempi da cui trarre ispirazione è l’Olanda dove la depurazione e la distribuzione idrica sono separate.

Quello che dovremmo fare per il futuro? Investire 100 Euro pro-capite annui da qui a per sempre. E per trovare i fondi per le infrastrutture? Esistono nel mondo delle Banche Nazionale dell’acqua, finanziate con fondi rotativi, oppure che rivolgono al mercato per reperire i fondi, con costi più bassi perché hanno un rischio più diluito rispetto alla singola realtà e prestarli alle varie aziende gestrici del servizio. Oppure introducendo una tassa di scopo per finanziarle riducendo i costi di approvvigionamento del capitale. Affidare alla fiscalità generale l’onere di coprire gli investimenti vorrebbe dire invece essere in balìa dei vincoli di bilancio del momento con, da un lato la necessità di chiudere i conti e dall’altro di non aumentare le tasse, con il risultato che gli investimenti sarebbero necessariamente rimandati.

E per la nostra Provincia? Siamo in pochi e se le infrastrutture dovranno essere pagate da noi non ci sarà altra strada che aumentare le tariffe (che sono in Italia fra le più basse d’Europa). L’efficienza della gestione non sarà sufficiente a trovare i fondi per gli investimenti. L’acqua, ma soprattutto la sua depurazione costerà più qui che altrove (per il basso numero di utenti rispetto al territorio) ma a questo riguardo anche dal pubblico arrivano i suggerimenti. Visto che ci costa di più, ma l’acqua è anche una Risorsa della nostra Provincia, sia per l’uso che se ne fa nella produzione di energia elettrica sia per i bacini di bonifica per la pianura, i soggetti politici dovrebbe ridiscutere canoni idrici e quant’altro per trovare i fondi per gli investimenti nelle nostre infrastrutture oltre a essere un buon regolatore pubblico che faccia funzionare bene la gestione dell’acqua pubblica o privata che sia.

Audio con l’intervento di Bepi Pat
Audio con l’intervento del Prof. Massarutto

 
Lascia un commento

Pubblicato da su 3 febbraio 2012 in News

 

Conferenza sulla gestione dell’acqua

image

 
Lascia un commento

Pubblicato da su 14 gennaio 2012 in Eventi, News